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Maggio inizia male per le Borse frammezzo a la frenata della Cina e l’attesa della Fed

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Nella precedentemente seduta di maggio le Borse europee restano in netto calo dopo la metà seduta, pur avendo superato il “flash crash” che ha fatto precipitare gli indici. Attorno alle 10 gli indici hanno improvvisamente accelerato al ribasso e poi hanno recuperato parzialmente dai minimi. Restano comunque tutti in discesa il FTSE MIB di Milano, reduce da un mese in rosso e con un bilancio ancora più negativo (-6,6%) dall’inizio del conflitto in Ucraina, il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l’AEX di Amsterdam e l’IBEX 35 di Madrid. Chiusa per festività la Borsa di Londra così come Mosca (ferma anche martedì), in Asia seduta senza scambi per Hong Kong e per Shanghai (ferma anche il 3 e il 4). Gli ulteriori segnali di frenata dell’economia cinese, emersi nel weekend dagli indici Pmi sul settore manifatturiero e accentuati dal lockdown, si sono aggiunti alla ansia dei mercati per le restrizioni in Cina per racchiudere la risalita dei casi di Covid, la guerra ancora senza soluzione e per l’avvicinarsi del meeting della Federal Reserve che interverrà sui tassi americani, alzando il costo del denaro di 50 punti base negli Stati Uniti. Anche le altre Banche centrali, a cominciare dalla Bank of England, sono pronte ritoccare al rialzo i tassi di interesse.

Wall Street volante dopo il “venerdì nero” del Nasdaq

volante Wall Street, con gli indici Usa reduci da quattro mesi terribili: lo S&P 500 ha perso il 13,3%, registrando il peggior inizio d’anno dal 1939, il Nasdaq Composite, reduce dal peggiore mese dal 2008 e da un venerdì nero (-4,1%), perde dall’inizio dell’anno il 21,2%, il peggior inizio d’anno dalla sua creazione, avvenuta nel 1971. Per il Dow Jones, calo del 14,69%. A pesare sono l’inflazione, i problemi alle filiere, l’invasione russa dell’Ucraina e la nuova ondata di casi di Covid-19 in Cina. Gli investitori, ora, temono che la linea aggressiva della Fed sul rialzo dei tassi d’interesse per contrastare l’inflazione possa portare a una recessione. Mercoledì 4 aprile, la Banca centrale statunitense annuncerà probabilmente un aumento dei tassi di 50 punti base, che sarà poi replicato nelle successive riunioni.

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