Vw, sul ceo Diess ancora fumata nera. Si fa strada l’ipotesi del ridimensionamento

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Vw, sul ceo Diess ancora fumata nera. Si fa strada l’ipotesi del ridimensionamento

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Il gruppo Volkswagen non ha ancora preso una decisione sul futuro del ceo Herbert Diess, ma tra le ipotesi – dopo gli incontri del comitato di mediazione, la settimana scorsa, e, martedì, del comitato esecutivo – si fa largo quella di una sorta di commissariamento. O meglio, di riduzione dei poteri. La proposta sarebbe di cooptare nel consiglio di gestione Ralf Brandstätter, amministratore delegato del brand Volkswagen, che assumerebbe la responsabilità anche per Skoda e Seat. Insomma, un ridimensionamento per Diess, al quale si chiede anche un cambio di stile nei rapporti con i dipendenti (e forse anche di rinunciare al piano da 30mila licenziamenti, per tagliare i costi e aumentare la produttività, di cui si è parlato nelle scorse settimane).

A esprimersi a favore del ridimensionamento del ceo è stato per primo il comitato di mediazione, organo interno al consiglio di sorveglianza dedicato alla soluzione delle controversie è composto da Hans Dieter Pötsch, presidente del consiglio di sorveglianza e rappresentante delle famiglie Piëch e Porsche, eredi del fondatore che controllano Volkswagen; Jörg Hofmann, capo del sindacato IG Metall; Stephan Weil, primo ministro della Bassa Sassonia (il land possiede il 20% del capitale e ha potere di veto); e Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica. Il sindacato ritirerebbe la richiesta di esonerare Diess, che ha un contratto fino al 2025 rinnovato a luglio, solo se il suo raggio d’azione fosse drasticamente ridotto.

Diess e i rappresentanti sindacali della casa automobilistica tedesca si sono scontrati nelle ultime settimane sulle modalità di gestione e sulla strategia di elettrificazione. Tra le accuse del sindacato, quella di non avere saputo fare fronte alla crisi dei semiconduttori, costata pesanti tagli alla produzione, 800mila vetture soltanto nel terzo trimestre. «Altri hanno saputo fare molto meglio», ha accusato Daniela Cavallo.

L’anno scorso, sempre per disaccordi sui tagli dei costi e sulla strategia per l’elettrificazione con l’allora numero uno del consiglio di fabbrica, Bernd Osterloh, Diess fu costretto a rinunciare alla guida del marchio Volkswagen, passando il testimone allo stesso Brandstätter, che entrando nel consiglio di gestione del gruppo affiancherebbe i ceo di Audi, Markus Duesmann, e Porsche, Oliver Blume.

La rinnovata incertezza sulla leadership e sulla strategia della più grande casa automobilistica europea ha pesato sulla performance in Borsa negli ultimi sei mesi. Le azioni ordinarie del gruppo (oggi a 172 euro) hanno perso il 30% dai massimi di aprile, contro un +11% di Bmw e Stellantis, un +55% di Ford e un balzo dell’83% di Tesla. Quest’ultima è la vera ossessione di Diess, che a un recente confronto con i lavoratori e l’attuale capo del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha portato a esempio proprio il fatto che nella nuova fabbrica di Tesla in Germania serviranno 10 ore per completare un’automobile, mentre oggi a Zwickau, sito di Volkswagen per le auto elettriche le ore necessarie sono 30 e a tendere diventeranno 20. Troppe. Da cui la decisione di aprire una nuova fabbrica a Wolfsburg dedicata al progetto Trinity per l’auto elettrica di seconda generazione (dal 2026) anziché rinnovare quella esistente.

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